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IL LAVORO AUTONOMO E ASSOCIATO SOLIDALE E COME SVILUPPARLO.

l tema che mi è stato chiesto di sviluppare in questo seminario è quello del "lavoro autonomo e associato", ma devo dire sin dall'inizio che questo tema deve essere inserito, da una parte nella teoria economica dell'economia solidale, dall'altra nella teoria dell'impresa di lavoro associato.
Il lavoro, infatti, non può essere svolto in maniera isolata, ma solo facendo parte, insieme ad altri fattori produttivi, di una impresa. Esso può acquisire autonomia, e realizzarsi in maniera associata, solo nel quadro di una impresa di lavoro solidale. Questo sarà, quindi, il contesto della nostra esposizione.

L'impresa di lavoro associato non si deve intendere come una mera associazione di lavoratori, ma come un gruppo di persone che, per lavorare, hanno necessità di costituire una unità economica e combinare il lavoro con i mezzi di produzione, con le conoscenze tecnologiche, con capacità di gestione, con finanziamenti, ecc. Pertanto, non c'è altro modo di sviluppare il tema a livello teorico se non esaminandolo dal punto di vista della teoria dell'impresa di lavoro associato, che è una delle forme che può assumere l'impresa solidale *

Questo vale non solo per le imprese costituite da vari lavoratori, ma anche per quello che è comunemente chiamato "lavoro indipendente", di singole persone o famiglie. Infatti, anche se si tratta di una persona sola, quando questa lavora in maniera indipendente (o "in proprio") deve operare combinando un insieme di fattori apportati da lui stesso ( o dalla famiglia, se si tratta di un famiglia come unità di lavoro), in modo che si costituisce sempre come impresa: un'impresa personale, o un'impresa familiare, a seconda del caso. Su questo torneremo più tardi.

La teoria economica solidale non concepisce l'impresa come lo fa la teoria microeconomica che si insegna convenzionalmente; quest'ultima concepisce l'impresa come un investimento di capitale che si realizza con il proposito di generare una rendita, che incrementi, valorizzi, e ricompensi il rischio insito in tale investimento. Pensando l'impresa come investimento di capitale, tutti gli elementi che intervengono in essa come fattori produttivi sono considerati come costi di produzione: i salari, le rendite, gli interessi, i brevetti, ecc. I beni e i servizi prodotti, posti sul mercato per la loro vendita, generano i ricavi, essendo così il guadagno la differenza tra l'ammontare di tali ricavi e il costo monetario della produzione. Questa è una visione parziale di quello che è un'impresa, e corrisponde molto poco al lavoro associato solidale.

L'impresa come organizzazione di sei fattori produttivi

Prima di tutto bisogna riconoscere che esistono differenti tipi di imprese: insieme alle imprese capitalistiche ci sono le imprese pubbliche, le imprese di lavoratori, le imprese tecnologiche (basate sulla conoscenza), le imprese di comunità, ecc. Per questo è necessaria una teoria dell'impresa più ampia, che permetta di dar conto di queste differenti forme imprenditoriali.

Tutti sappiamo che un'impresa è una combinazione di fattori produttivi differenti. La teoria economica convenzionale iniziò con un modello comprendente tre fattori, nell'epoca degli inizi della scienza economica. Essi erano terra, lavoro e capitale. In seguito ci si ridusse a due fattori: lavoro e capitale, con l'obiettivo di trattablità matematica e di semplificazione delle analisi economiche. Successivamente si riconobbe l'importanza del fattore tecnologico e cognitivo nel processo di generazione di ricchezza e la gestione come fattore indipendente dagli altri.
Nella "teoria economica comprensiva" (che è il nome che abbiamo dato alla teoria economica nella quale si pongono le fondamenta per la concezione dell' economia di solidarietà e di lavoro), abbiamo identificato sei fattori produttivi basilari rispetto alle imprese:

1. Fattore Lavoro
2. Fattore Mezzi Materiali
3. Fattore Tecnologia
4. Fattore Gestione
5. Fattore Finanziamento
6. Fattore C

Quello che abbiamo aggiunto è un qualcosa che comincia ad essere considerato anche nelle teorie economiche tradizionali, ed è quello che chiamiamo Fattore C, che è la forza della solidarietà convertita in forza produttiva.

Identifichiamo e definiamo questo fattore, per il fatto che l'unione delle coscienze, volontà e sentimenti, dietro un obiettivo economico condiviso dal gruppo di persone che formano un'impresa, fa sorgere un'energia sociale che, operando congiuntamente con gli altri fattori incrementa la produttività dell'impresa.

Oggi nei modelli di amministrazione di impresa, si parla di "capitale sociale" per rappresentare il fatto che se un'impresa riesce ad integrare la volontà dei suoi membri, lavoratori e impiegati, con l'orgoglio di essere parte di questa impresa consegue qualcosa di valore.Alcuni studi segnalano che è possibile incrementare fino al 30% il risultato (prodotto) delle imprese attraverso l'iniezione di una buona dose di questo "capitale sociale". Il concetto Fattore C non esprime la stessa nozione del capitale sociale, però entrambi hanno qualcosa in comune: il riconoscimento dell'importanza del fattore umano e della integrazione di gruppo nell'impresa. La nozione di capitale sociale è però più restrittiva, e non riconosce questa forza sociale come un vero fattore produttivo indipendente dagli altri, per questo motivo si fa resistenza a remunerarlo in proporzione alla sua produttività, come bisognerebbe fare secondo la teoria economica.
Così come, intendendolo come "capitale" lo si associa alla proprietà dell'impresa, il che implica il concepirlo in qualche modo come una forza subordinata, che si può strumentalizzare e funzionalizzare in ordine a obiettivi che non appartengono alla comunità che genera questo fattore.
Nella "teoria economica comprensiva" partiamo da un riconoscimento più ampio e più complesso, non solo di questo fattore C, ma anche di tutti i fattori che entrano nella produzione, e li differenziamo tra loro, perché ognuno di essi, come realtà umana intersoggetiva, fa un conributo specifico, è produttivo in se stesso (in quanto integrato e operante in una impresa) e merita di essere sviluppato sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

1. Lavoro: sono le differenti operazioni lavorative che modificano i mezzi materiali di produzione, all'interno di un'impresa. La forza lavoro è l'energia mentale e fisica dispiegata dagli esseri umani nella loro attività; essere umani che hanno coscienza, sentimenti, volontà e altri elementi soggettivi che sono coinvolti in qualche modo nella loro operazione lavorativa, e che fanno che ogni unità di forza di lavoro, ogni lavoratore, operi con maggiore o minore efficienza, qualità e produttività.
2. Tecnologia: qui non ci riferiamo solo a macchinari, computer, strumenti e cose distanti dall'essere umano, ma alla conoscenza, al saper fare che si incorpora nei processi produttivi, che genera innovazione e che si sta ricostituendo in modo permanente con una dinamica più rapida dell'elemento precedente. Così come dietro il lavoro ci sono i lavoratori, dietro la tecnologia ci sono i tecnici, gli ingegneri, gli inventori, e, in generale, tutti quelli che apportano conoscenza e creatività innovatrice alla produzione dell' impresa.
3. I mezzi materiali:sono gli elementi fisici, le materie prime, i locali, i macchinari che partecipano al processo produttivo, non solo come mezzi materiali, ma con un'intenzionalità guidata da persone, che ne sono proprietari e che li controllano e li scoprono. Il petrolio, per esempio, iniziò ad essere un fattore produttivo solo quando la sua energia fisica si convertì in un mezzo di produzione, dopo anni e anni di inattività, quando gli esseri umani lo scoprirono, lo potenziarono, lo trasportarono, lo trasformarono, ecc.
4. La gestione: è la capacità di organizzare, di prendere decisioni, di controllare processi, che è realizzata da gestori, amministratori e persone in generale, che danno questo apporto specifico all'attività.
5. Il finanziamento: dobbiamo approfondire molto questo concetto, però per adesso possiamo dire che è la credibilità, la fiducia e il credito che ricevono le imprese da altri e che permettono loro di mandare avanti operazioni e assumere impegni di pagamento, per la sicurezza che offrono a terzi sul fatto che questi impegni saranno rispettati, pagati. E', per di più, un elemento di relazione economica, che per esempio, fa si che il lavoratore si vincoli all'impresa, che si integri nel suo lavoro, con l'aspettativa che nell'arco di un mese, o di un certo periodo, riceverà il suo salario. Nel caso delle imprese, questo fattore si rende presente anche quando esse comprano materie prime e si impegnano in pagamenti futuri, contando sull'elemento finanziario che garantisce loro che potranno rispettare i loro obblighi. In generale, il finanziamento crea un vincolo intersoggettivo di fiducia nell'adempimento degli impegni assunti.
6. Il fattore C: E' questa energia sociale che nasce dall'unione delle coscienze, delle volontà e delle emozioni. E' l' elemento del condividere, dell'avere obiettivi comuni, quello che prima si esprimeva come integrazione umana, principalmente intersoggettiva.

Come abbiamo visto, dietro ognuno di questi fattori ci sono forze sociali e gruppi umani che storicamente sono andati differenziandosi e facendosi carico degli uni o degli altri fattori, specializzandosi e appropriandosi di essi generando così un processo di differenziazione sociale, cioè la divisione sociale del lavoro. Un'impresa diventa pertanto, nella sua essenza, un'integrazione di soggetti che contribuiscono con determinate funzioni, mediante l'utilizzo e l'operare degli uni e degli altri menzionati fattori.

Un'impresa, pertanto, è un'organizzazione umana, non solo dei fattori stessi, ma dei soggetti che li apportano e che lavorano con ciascuno di essi. Così comprendiamo che l'impresa non è solo un mero investimento di capitali che utilizza fattori per generare un incremento del fattore investito, ma è una comunità e un'associazione di soggetti. I fattori - dal punto di vista di questa teoria dell'economia comprensiva - sono azioni realizzate dagli esseri umani, dimodochè per ognuno di essi si può utilizzare un verbo:
- Il lavoro è un fare.
- La tecnologia è un sapere.
- I mezzi materiali sono un possedere, un usare, un avere.
- La gestione è un potere, un decidere.
- Il finanziamento è un credere.
- Il Fattore C è un unire, un integrare, un amare.

Per questo organizzare un'impresa non è solo combinare tecnicamente sei fattori, ma è anche coniugare sei verbi, simultaneamente: fare, sapere, avere, potere, credere e unire. Amministrare, creare e dirigere un'impresa è convocare un gruppo di soggetti, ognuno dei quali apporta le proprie energie e capacità di azione, per realizzare opere, prodotti, servizi, che possono essere di carattere ben distinto. La combinazione di questi verbi è una intersoggettività.

Con queste spiegazioni preliminari ci siamo liberati da alcuni pregiudizi rispetto all'economia, alle imprese, al mercato e ci stiamo avvicinando ad una visione nuova, più ampia, più ricca, più umana di quello che è la attività economica. Per esempio, abbiamo constatato che il denaro e il finanziamento (quello che di solito si chiama capitale) non è una forza prepotente che assorbe tutto, ma che può costituirsi come una realtà umana, intersoggettiva e costituita socialmente. Possiamo quindi assumere con maggiore libertà il processo di valorizzazione delle forze produttive, senza effettuare rifiuti a priori, che si potrebbero dedurre da certe ideologie anticapitaliste. Abbiamo scoperto che il capitale e il finanziamento sono qualcosa di umano e sociale, facilmente accessibile, controllabile e da non temere, dal momento che implica relazioni umane, un "credere" tra persone, il risultato di lavoro precedente accumulato, risparmiato e che si può porre a disposizione dei processi produttivi. Vedremo quando, e sotto quali condizioni, può convertirsi in ingannatore, dominatore e concentratore di ricchezza; ma questo non deve necessariamente accadere.

L'apporto dei fattori e la loro ricompensa

Abbiamo, quindi, una definizione dell'impresa come una organizzazione di persone che apportano sei differenti fattori produttivi: forza lavoro, tecnologia, mezzi materiali, gestione, finanziamento e Fattore C. La teoria economica stabilisce che tutti i fattori coinvolti in un'impresa ricevono una ricompensa specifica in proporzione all'apporto dato. Ma tale retribuzione o ricompensa non è necessariamente un pagamento fisso erogato in periodi di tempo definiti; essa potrebbe essere anche una partecipazione agli utili o alle eccedenze generate. Quale sia il tipo di retribuzione dipende dal tipo di impresa e dal proprio modo di organizzazione.

Nello stesso tempo, è interessante osservare che, a differenza degli altri fattori, il Fattore C non ottiene una ricompensa nelle imprese capitalistiche, e questa è la ragione per cui gli economisti non hanno mai riconosciuto la sua presenza e la sua azione produttiva. Infatti la teoria economica convenzionale postula che i fattori siano ricompensati secondo la loro produttività e il loro apporto. Riconoscere questo Fattore C come elemento produttivo tecnicamente valido, implicherebbe l'obbligo per le imprese di ricompensarlo in forma monetaria, destinando alla comunità dei partecipanti all'impresa una percentuale dei ricavi dell'impresa.

Il teorema delle proporzioni definite.

Ma adesso, quello che ci interessa per arrivare al tema dell'impresa di lavoro associato, è considerare l'organizzazione dei fattori, giacchè nessuno di essi è produttivo quando opera in maniera isolato. La combinazione di questi fattori implica una certa proporzionalità tra di essi, e un concetto molto importante della teoria economica "comprensiva" è il "teorema delle proporzioni definite". Secondo questo concetto, affinchè un'impresa funzioni con la necessaria efficienza, è necessario che in essa si verifichi una proporzionalità tra la forza lavoro, i mezzi materiali, la tecnologia, il finanziamento, il sistema di gestione e il Fattore C, non solo nelle quantità, ma anche nella qualità.

Se manca questa proporzionalità, ci sarà un eccesso di uno o l'altro dei fattori, che renderanno difficile la sua partecipazione efficiente, e carenza di altri fttori, che implicheranno limiti e strozzamenti produttivi. Così accade, per esempio, nella gestione: un'impresa di venti lavoratori non può avere un sistema di gestione con una scala di sei livelli gerarchici. Questa proporzionalità vale anche rispetto al Fattore C, perchè un eccesso dello stesso è ugualmente improduttivo: immaginiamoci tanta amicizia che il tempo viene occupato conversando e abbracciandosi.

L'arte imprenditoriale consiste nel combinare questi sei fattori in qualche proporzione definita, nella quale ciascuno di essi risulti impiegato con efficienza. Il fatto è che non esiste una sola proporzione valida per combinare i fattori efficacemente. Possono esserci imprese che usano più intensamente l'uno o l'altro dei fattori.

Fattori che si sostituiscono

La teoria economica, analizzando questi fattori organizzati e operanti in una impresa, ha formulato il concetto di "sostituibilità reciproca", che indica che i fattori possono rimpiazzarsi parzialmente gli uni con gli altri, cambiando le proporzioni tra di essi. Ma non tutte le proporzioni risultano valide e efficaci, bensì solo quelle in cui tutti i fattori impiegati rimangono attivi con un adeguato rendimento.

Con questo criterio possiamo differenziare un'impresa da un'altra, a seconda di quale fattore è impiegato in maniera più intensiva. Ci sono imprese che utilizzano il lavoro inmodo intensivo, altre la tecnologia, o la gestione, ecc. Le imprese di economia solidale, da parte loro, dovrebbero usare in maniera intensiva il Fattore C, funzionando, quest'ultimo, in maniera estesa e permettendo di sostituire uno o l'altro dei rimanenti fattori.

Vi offro alcuni esempi di fattori che possono essere facilmente rimpiazzati da altri: la forza lavoro può essere sostitutita da macchinari (oppure da mezzi materiali). La tecnologia può essere rimpiazzata dalla gestione; il Fattore C dalla tecnologia, ecc. Un'impresa nella quale c'è un alto grado di integrazione umana e di partecipazione (utilizza il fattore C in modo intensivo), può avere un coordinamento di gestione molto semplice, perchè le persone già si sentono coinvolte nel raggiungimento degli obiettivi e si coordinano spontaneamente per le attività. Se però c'è poco Fattore C, è necessaria una gestione forte, una struttura burocratica dove tutti i movimenti siano molto pianificati, dal momento che non ci sono elementi che facilitino questo coordinamento. Il Fattore C può anche permettere ad un'impresa di operare con un finanziamento molto minore, potendo contare sulla fiducia dei suoi partecipanti. D'altra parte, la forza lavoro può essere sostituita dal Fattore C, dal momento che la produttività aumenta quando i lavoratori si aiutano reciprocamente. Se c'è unione del gruppo, si può fare in quattro ciò che si faceva in cinque.

Il Fattore Organizzatore

Le imprese di lavoro associato e solidale, si costituiscono sicuramente come imprese che utilizzano in maniera intensiva la forza lavoro e il Fattore C. Questo fatto, però, non è ancora determinante per la sua razionalità economica solidale. Quello che distingue i tipi di imprese in termini delle differenti razionalità, non è quale sia il fattore utilizzato in maniera intensiva, ma quale tra i fattori si costituisce come "Fattore Organizzatore". Questo è un concetto che richiede spiegazioni e analisi più dettagliate.

Se concepiamo l'impresa come un' organizzazione di fattori, si comprende che un aspetto cruciale in esse è quale sia il fattore organizzatore, o, in altri termini, quale dei soggetti che apportano fattori economici si costituisce nella funzione imprenditoriale.

Nelle imprese capitalistiche il soggetto organizzatore è normalmente colui che apporta il capitale finanziario. Può essere un individuo o un gruppo di persone che apportano porzioni di capitale con il quale si crea l'impresa. Stando così le cose, in queste imprese il Fattore Finanziario si pone in testa: è esso che definisce l'obiettivo economico razionale, in questo caso, la valorizzazione del capitale investito.

Ci sono imprese nelle quali questo fattore centrale è la tecnologia, un sapere, una scoperta, una certa specialità, una conoscenza. Esempio di questo tipo di organizzazione sono i centri medici, le università, le aziende di consulenza e assistenza tecnica.

Ci sono altre imprese che si organizzano intorno ad un mezzo materiale di produzione (un campo di terra, un edificio, un macchinario, ecc.). Sono imprese costituite e organizzate dal Fattore mezzi Materiali, nei quali la rendita che questi mezzi generano è l'obiettivo dell'impresa. Ce ne sono altre dove la gestione e la capacità amministrativa costituiscono l'asse, ciò che riunisce e pone gli obiettivi dell'impresa, come per esempio le imprese pubbliche.

Nel caso delle imprese di lavoro associato, il Fattore Lavoro è l'organizzatore. Un gruppo di lavoratori possono proporsi di creare un'impresa con l'obiettivo di ricompensare e valorizzare il proprio lavoro, per questo dovranno riunire, contrattare e integrare in qualche modo, tutti i rimanenti fattori che sono necessari perché l'impresa funzioni.

Così ugualmente troviamo imprese nelle quali una comunità, una associazione con unità di intenti, o il Fattore C, si costituiscono come soggetto organizzatore, l'elemento imprenditoriale. Una associazione i cui membri hanno deciso da se stessi di generare un'impresa in funzione di valorizzare e arricchire l propria comunità, è un caso di questo tipo di imprese comunitarie.

Ci sono sempre due opzioni: autonomia o dipendenza.

Dal momento che uno dei sei fattori si stabilisce e si costituisce come Fattore Organizzatore, risulta evidente che tutti gli altri fattori si devono trovare in questa impresa in una differente condizione: come fattori convocati, organizzati, non titolari dell'impresa e, di conseguenza, subordinati o dipendenti. In realtà, qualsiasi portatore di fattori è sempre in una delle seguenti due situazioni: come Fattore Organizzatore, cioè in qualità di soggetto imprenditore, o come Fattore Dipendente, subordinato, contrattato.

Per quello che riguarda i lavoratori, dobbiamo essere coscienti che essi possono fare due cose con la propria forza lavoro:
- Usarla in forma autonoma e indipendente, associandosi con altri lavoratori oppure lavorando da soli, in un'impresa propria. In questo caso nessuno paga loro un salario, quindi le ricompense a cui aspirano sarà data dai guadagni dell'impresa.
- Oppure andare da un imprenditore ad offrire il proprio lavoro, perché questi paghi loro un salario fisso mensile, minore dell'aspettativa di ricavi che si possono avere quando si crea un'impresa propria.

Chi possiede un sapere, una tecnologia o fa un'invenzione, ha ugualmente due possibilità: fare un contratto tale che venga usata da terzi, ricevendo una quantità fissa, oppure organizzare un'impresa propria basata su questo fattore produttivo. La stessa cosa accade a chi possiede fattori materiali, li possono affittare o li possono utilizzare come base per la propria impresa.

Anche il Fattore C opera in queste due dimensioni: in forma autonoma in un'impresa di economia solidale, dove coloro che la costituiscono investono la propria energia e il proprio lavoro per unirsi e organizzarsi. Oppure viene utilizzato in forma subordinata in un'impresa capitalistica, dove il Fattore C non opera in funzione di se stesso ma aiuta a generare ricavi.

Nel caso delle cooperative, c'è un lavoro preliminare, di unificazione delle coscienze, delle volontà e dei sentimenti, dietro un obiettivo imprenditoriale; perciò, per creare un'impresa solidale bisogna mettere insieme Fattore C, allo stesso modo che per creare un'impresa di capitali, bisogna innanzitutto mettere insieme denaro.

Quindi, quello che distingue un'impresa solidale è la sua origine, il momento in cui, cioè, si integrano le persone per creare un'associazione, si fissano gli obiettivi e si forma un gruppo umano che sarà proprietario dell'impresa. Questo gruppo può via via crescere e integrare nuovi soci, mediante l'incorporazione a questa coscienza e a questo sentimento collettivo. Questo processo, attraverso il quale si crea l'impresa cooperativa, ce la fa vedere come organizzata dal Fattore C, e non da un altro fattore produttivo.

Le imprese di lavoro associato si generano per la semplice associazione di lavoratori, che si organizzano in funzione di un progetto che permette loro di ottenere una remunerazione o una ricompensa per il lavoro che andranno a realizzare. Essi creano l'impresa investendo la propria forza lavoro, invece di offrirla e contrattarla con un terzo (il datore di lavoro) che pagherà loro un slario fisso. E' molto interessante la pluralità dei modi in cui possono sorgere imprese solidali, a partire dal lavoro associato, di persone con una stessa conoscenza o una diversa professione, unendo anche i propri apporti e i mezzi materiali.

A partiredall'identificazione di quale sia nelle imprese il Fattore Organizzatore, si può comprendere le differenti razionalità economiche e i distinti tipi di organizzazione, dovendosi intendere che ci sono sei classi di imprese a seconda del proprio fattore organizzatore.

In un'impresa di lavoro tutti i fattori acquistano contenuto e forma dal fattore lavoro. La gestione, tecnologia, il finanziamento, i mezzi materiali, l'innovazione e persino il Fattore C si costituiscono in un certo modo come modalità di lavoro.

Ciò che mi interessa rilevare in questo tema è quello che segue: nell'Economia della Solidarietà, le imprese di lavoro associato, o qualsiasi impresa basata sul fattore lavoro e/o sul Fattore C, genera non solo una forma giuridica distinta, ma anche imprese che operano con una razionalità differente, che cambiano il contenuto del valore economico e le relazioni intersoggettive umane e sociali, creando un altro modo di vivere e di valutare le cose e progettando una nuova concezione dell'impresa.

Come sviluppare il lavoro associato solidale?

Per creare condizioni che favoriscano il sorgere di queste imprese associative, si devono generare istanze di appoggio che le promuovano, perchè la gente le percepisca come un'alternativa. Ma bisogna guardare al tema dal punto di vista dei gruppi umani che iniziano queste imprese, a partire da un'accumulazione originale della forza lavoro e del Fattore C.

Non si può creare Economia Solidale in modo artificiale. Ci sono stati molti tentativi falliti e dobbiamo imparare, in particolare, che non si fa un'impresa di lavoro associato, nè di economia solidale solo perchè si sia provveduto, da parte di governi, organismi internazionali e agenzie di cooperazione a stanziare significative risorse finanziare destinate ad aiutare la nascita di queste imprese.

L'esperienza ha insegnato che tali iniziative che si formano a partire dall'offerta di denaro, rare volte arrivano a portare frutto. I governi e gli organismi internazionali hanno creduto che un modo facile di risolvere il problema della disoccupazione è quello di destinare risorse finanziarie, attraverso microcrediti, per creare imprese.

L'errore fondamentale di queste politiche consiste nel fare in modo che tali imprese si formino basandosi solamente su un capitale al quale si accede facilmente, perchè le persone debbano poi competere in condizioni straordinariamente difficili, le buone idee per iniziare nuovi affari sono limitate, i mercato sono saturi di produzione, la concorrenza è molto dura e il risultato è che la disoccupazione si risolve per un breve periodo, fino a quando le risorse si esauriscono e le imprese sparisccono. L'economia solidale è stata colpita da questa situazione, tenendo conto che si sono create caricature di imprese solidali.

Per creare una vera Impresa Solidale

Bisogna partire da un gruppo umano con comuni necessità, che per affrontarle decidono di creare il proprio progetto di sviluppo. Tale gruppo umano deve essere integrato dal Fattore C, deve avere capacità di lavorare e risorse proprie che le persone siano disposte ad apportare all'impresa, e inoltre essere coscienti che le imprese di lavoro non si formano in una settimana. Per creare imprese solidali si può anche partire senza capitale, ma non si può iniziare senza un gruppo umano integrato, e senza un'adeguata capacità di lavoro.

Dopo la formazione del gruppo, (come gruppo solidale e come gruppo di lavoro), che è tutto un processo, c'è una seconda tappa che è lo sviluppo dell'idea che si vuole convertire nel progetto dell'impresa.

L'avere una buona idea per iniziare un'attività economica non è facile, perchè si richiede in qualche modo di innovare.Se uno vuole apparire nell'ambiente imprenditoriale, per collocarsi ed essere riconosciuto, non può copiare tutto dagli altri. Quindi, avere una buona idea implica avere una buona conoscenza della realtà nella quale si vuole lavorare, riconoscere le necessità non soddisfatte, le necessità potenziali e capire come esse possano essere coperte attraverso l'offerta di servizi e di prodotti. Se si costituisce un buon gruppo umano, unito, integrato, con capacità di lavoro e con una buona idea, possiamo essere sicuri della buona riuscita di questa organizzazione solidale.

Il passo successivo è quello di conseguire e acquisire tutti i fattori necessari per sviluppare questa idea, ossia per creare l'impresa, produrre un bene o un servizio e collocarsi nel mercato.
Antonio Gramsci dice: "solo chi fortemente vuole, identifica i mezzi necessari per realizzare la propria volontà". Quando si dispone di un progetto proprio, che si vuole veramente realizzare, le persone iniziano a rendersi conto che posseggono cose che servono allo scopo: risorse, relazioni e conoscenze. Se uno non ha un desiderio intenso di ottenere qualcosa, non saprà mai come realizzarlo, anche se fosse pieno di ricchezze. La logica delle donazioni, a cui si ricorre spesso per il far sorgere microimprese, presenta il pericolo di credere che mostrando carenze e povertà potremo generare processi creativi.

La reciprocità e la cooperazione sono altre forme di accesso alle risorse, raggiungibili da gruppi che dimostrano di avere capacità di lavoro, volontà di realizzazione e capacità di generare fiducia. Nella società esiste un cumulo di solidarietà disponibile, e l'Economia Solidale deve essere capace di suscitare la generosità, l'appoggio, le contribuzioni, le reciprocità e il lavoro volontario. In questo modo si darà l'opportunità alle persone di contribuire e partecipare.

Solo dopo aver raggiunto queste tappe, bisogna pensare al finanziamento necessario per il funzionamento, potendo concludere che quello che si richiede è molto meno che al momento dell'idea iniziale, perchè a questo punto si sono mandate avanti già tante risorse. Bisogna anche tener conto del fatto che che il finanziamento e i crediti hanno un prezzo alto, per cui sarebbe meglio essere il meno dipendenti possibile da queste risorse. Tutto questo potrebbe apparire come un lungocammino, ma credo che è la strada più breve per imprese solidali che perdurino.

Le persone e le organizzazioni interessate ad appoggiare lo sviluppo dell'Economia Solidale devono strutturarsi per appoggiare i gruppi umani in questo tipo di processi, e non partire con la logica di elargire denaro e iniziare dopo a richiedere gli interessi del credito.

La proprietà delle imprese solidali

Nel creare un impresa solidale è fondamentale che si siano definiti con chiarezza una serie di aspetti, tra i quali spiccano i seguenti:

· La forma di propietà del patrimonio.
· I criteri di distribuzione dei ricavi.
· La forma di gestione e di participazione alle decisioni.
· Il trattamento della forza lavoro.
· L'uscita e l'ingresso di nuovi soci.

Questi sono aspetti organizzativi nei quali spesso si commettono errori, che poi generano difficoltà e problemi. Per questo motivo è essenziale considerare i criteri che corrispondono alla razionalità economica solidale.

Per quanto riguarda la forma di proprietà, un errore abituale e gravissimo è pensare che la proprietà dell'impresa debba essere comune, di tutti, senza le differenziazioni che riconoscano con equità i diversi apporti individuali. Dobbiamo chiarire che non esiste un criterio unico per la proprietà nelle imprese solidali.

La complessità di questo tema ha le sue radici nel fatto che nella formazione del patrimonio dell'impresa solitamente confluiscono: apporti individuali, apporti collettivi, donazioni esterne. Quello che deriva, quindi, è che si riconosca che il patrimonio dell'impresa è in parte individuale e in parte colettivo. Un modo di farlo è considerare che, oltre ai soci individuali, esiste un "socio collettivo", al quale si riconosce la propietà di quello che è stato apportato o ottenuto in comune, e che per di più si fa titolare degli apporti ottenuti dalle donazioni di terzi. In questo modo ogni socio, più il "socio collettivo", ha una percentuale del totale, e tutti sanno a quanto hanno diritto in quanto soci e in quanto partecipanti al "socio collettivo".

C'è un criterio di massima giustizia che richiede che ogni soggetto riceva secondo il proprio contributo e il proprio apporto, perchè quando si decide che si divida in maniera uguale per tutti, si sta commettendo un'iniquità. La cosa importante per l'Economia Solidale, e in particolare per le imprese di lavoro associato, per ciò che concerne la proprietà delle risorse patrimoniali e la distribuzione dei guadagni generati, è un principio di stretta giustizia, cioè la corrispondenza tra gli apporti e le ricompense. Ma perchè tutto questo possa operare in maniera adeguta, è necessario un riconoscimento di questo "socio collettivo", che pure ha apportato qualcosa, ha contribuito con il lavoro comune, che è percettore di donazioni esterne e che ha partecipato alla produttività del Fattore C.

Credo che questo tema, cioè di come curare l'organizzazione rispetto alla proprietà, alla distribuzione delle eccedenze, all'entrata e all'uscita dei soci, è cruciale anche nelle imprese di lavoro. Bisogna analizzare quali sono le esigenze del lavoratore che entra, quali apporti deve fare, se entrerà nell'impresa senza aver partecipato agli sfrozi iniziali o se potrà compensare tali apporti.

Le risposte a questi interrogativi dipendono da ogni gruppo, ma è fondamentale che il nuovo socio vada acquisendo diritti ugualmente proporzionali agli apporti che fa all'impresa.

Ogni socio deve sapere con chiarezza come l'impresa risolverà tutti i temi economici fondamentali: proprietà, distribuzione delle eccedenze, valutazione degli apporti, remunerazione di tutti i fattori e la gestione dell'entrata e dell'uscita dei soci. E' necessaria la massima chiarezza in tutti questi temi perchè l'Economia Solidale richiede una trasparenza enorme per costruire il Fattore C.

Il Fattore Gestione nelle imprese di lavoro associato.

Il trattamento deficitario del fattore gestione è solitamente causa del poco sviluppo delle imprese di lavoro, come lo sarebbe una falla in qualsiasi altro fattore. Se un'impresa ha dei fallimenti nella gestione, pure se gli altri fattori vanno bene, prenderà decisioni sbagliate e sarà male organizzata.

Per questo credo che bisogna preoccuparsi di tutti e sei i fattori e chi pianifica lo sviluppo di un'impresa solidale dovrebbe sistematicamente perfezionare ognuno di essi. Un piano strategico dovrebbe, quindi, includere sei capitoli.

Ora, l'appropriazione del fattore gestione significa che i soci vanno pian piano sviluppandosi, apprendendo, informandosi e acquisendo il potere sulla propria impresa, migliorando le proprie competenze, capacità e generando istanze di partecipazione. Con l'appropriazione delle conoscenze accade lo stesso; nell'Economia Solidale c'è un processo di riappropriazione di tecnologie e saperi, per questo si parla delle "tecnologie socialmente appropriate". In questo senso potremmo dire che è un processo di "ricomposizione sociale del lavoro", dove la collettività va recuperando per sè i fattori socialmente divisi. Credo che per la creazione di un'impresa l'ideale sia che i fattori siano il più possibile propri e generati dal gruppo.

La formazione in "imprenditorialità"

Questo processo di apprendimento è parte dello sviluppo dell' "imprenditorialità solidale", e rinforza anche il Fattore C quando si sta effettivamente portando avanti da parte di tutti i partecipanti, o almeno in modo espansivo. La formazione interna dentro un'organizzazione di Economia Solidale deve essere una formazione sulla teoria dell'economia solidale, e sull'imprenditorialità, e questa formazione deve essere disponibile e aperta a tutti gli associati.
La gente in generale conosce poco di economia, per questo molte volte prende decisioni economiche inadeguate, in modo che vengono sempre beneficiati coloro che invece conoscono l'economia, che realmente sono più agili, fanno investimenti giusti e prendono decisioni corrette.

Quello che abbiamo detto è valido per ogni tipo di impresa. Diciamo anche che la formazione imprenditoriale deve essere nel progetto imprenditoriale, cioè le persone devono conoscere la propria organizzazione, il progetto economico della propria impresa associativa, per dare apporti allo sviluppo di questo progetto economico, avere opinioni chiare e lucide sullo stesso e sviluppare progetti che attivino risorse disponibili che potrebbero essere inattive.

Il lavoro autonomo personale, o "per conto proprio"

Solo alcune considerazioni finali rispetto al lavoro indipendente, realizzato da una sola persona, che è ugualmente lavoro autonomo, sebbene non associativo.

Pensiamo all'artigiano, a un tassista, o a qualcuno che presta servizi di giardinaggio. Come abbiamo detto, egli deve disporre dei sei fattori, anche se essi non si presentino socialmente separati, bensì integrati nella persona stessa del lavoratore.

Egli possiede i propri strumenti, i materiali di lavoro (fattore mezzi materiali); possiede le conoscenze necessarie per realizzare la sua attività in modo indipendente (fattore tecnologia). Ha la capacità di prendere decisioni, e la esercita quotidianamente (fattore gestione). Deve anche disporre di denaro o di finanziamenti per mandare avanti le spese, assumere degli impegni, acquisire materiali, ecc. /fattore finanziario). E' possibile anche identificare il Fattore C nella sua persona, cioè l'obiettivo e il desiderio di servire gli altri, di rendersi utile con il suo lavoro, che esso sia gradito agli altri, che si contribuisca in qualche modo alla soddisfazione delle necessità altrui.

Lo stesso lavoratore integra in sé i sei fattori, e solo per quello può costituirsi come lavoratore indipendente, oppure come impresa. Di qui, che non sia facile convertirsi in artigiano, in giardiniere, in tassista o qualsiasi altro tipo di "imprenditore" individuale. Tuttavia, in qualche modo e in qualche misura, tutti abbiamo qualcosa dei sei fattori, integrati nella nostra persona. Questo è importante per percepire che possiamo arrivare ad essere autonomi. Ma arrivare realmente ad esserlo implica un importante processo di sviluppo personale, che in ultima istanza è lo sviluppo delle proprie capacità di coniugare armonicamente i sei verbi con i quali identifichiamo i sei fattori: fare, avere, sapere, decidere, credere e amare.

Nella maggior parte delle persone, però, e per la maggior parte delle attività, si richiede una "massa" o un volume di fattori e di alcune minime qualità, che le persone da sole non posseggono. Per questo si creano imprese che sono collettive, e, in questo caso, imprese di lavoratori associati, che unendo le risorse e i fattori che ciascuno possiede, e organizzandoli in un'impresa di gruppo, danno luogo al lavoro associato.

In entrambi i casi, come lavoro autonomo personale, e come lavoro autonomo associato, l'attività imprenditoriale si costituisce come un processo di sviluppo personale notevole per la sua efficacia: le persone crescono in tutte le proprie capacità, e nei sei necessari fattori economici.

 

* Una esposizione più estesa della teoria dell'impresa di lavoro associato e della sua speciale razionalità economica si trova nel libro di Luis Razeto M., Empresas de Trabajadores y Economía de Mercado. Il tema è studiato e sviluppato anche nell'articolo "Sobre el futuro de los talleres laborales y microempresas".

 

                                                                                                                                                                                        Luis Razeto M.

(Presentazione nel Secondo Seminario Internazionale di Economia Solidale, Sanlúcar la Mayor, Sevilla, España, 17-24 Agosto, 2005)